Una volta le ali, le zampe e la testa dell’Urogallo, una specie di Dio dei gallinacei - che faceva le leggi sulle tasse, sui prezzi, sul mangime e sulla libertà di sesso dei capponi, constatando che lo stomaco di costoro, che dipendeva dall’Urogallo, se ne stava ozioso ad attendere cibo, ruppero con lui gli accordi – versargli, cioè, gli alimenti per un’antica tradizione umanitaria - e cospirarono tra loro, decidendo che nessuno di loro portasse cibo ai capponi parassiti. E si fermarono.
I capponi si indebolirono a tal punto che rischiarono di mangiarsi l'un con l'altro. Da qui apparve chiaro che senza l’Urogallo i capponi sarebbero andati in rovina. Chiamarono, anzi, andarono umilmente verso l’Urogallo chiedendo quando sarebbe finita la serrata. E il capo Urogallo disse che da quel momento in poi tutti i capponi avrebbero dovuto lavorare per il bene della società di ogni bipede invece di attendere che il cibo gli arrivasse dal cielo come una manna, pena l’estinzione per fame e che lui, l’Urogallo, si sarebbe limitato a constatare e a controllare la nuova riforma sociale dei galliformi.
Inoltre, l’Urogallo, essendo senza dubbio fra i gallinacei quello che si mostra più eccitato nel periodo amoroso, avrebbe passato in rassegna tutte le femmine, come da tradizione. Cosa che si fece, poiché i capponi non sapevano nulla di matematica, di lettere e di sesso regolamentato: avevano sempre vissuto allo stato primordiale.
Così, sia i capponi sia l’Urogallo, ritornarono ad essere un corpo separato ma unico nel suo genere, che si sostituì all’anarchia e al parassitismo di prima. E questo dura fin dai tempi antichi...
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