Chiunque vincerà le elezioni (per mia elezione naturale, spero che la sinistra la spunti anche per un solo pelo, per una questione di controbilanciamento) ci seppellirà sotto un cumulo di promesse senza capo né coda. Userà per questo i soliti megafoni allampapopoli e il giorno dopo tirerà dritto (o storto) per la sua strada. Noi, contenti per avere vinto, o scontenti per avere perso, ritorneremo a fare i conti con la precarietà della vita verso la quale i futuri vincitori avranno pochi riguardi; vedremo morire ancora operai sul lavoro maledicendo la loro sfortuna; sentiremo ancora di corrotti e corruttori sperando che finiscano in galera; tireremo quattro bestemmie al carovita; manderemo a vaffanculo mafiosi e collegati; piangeremo ancora per dei bimbi ammazzati e stuprati; ci vergogneremo per conto dei razzisti e degli stupidi sociali; e sogneremo un mondo migliore (a occhi aperti funziona a colori), dove poter vivere.
In fin dei conti, senza voler essere nichilista, non mi pare che, da qualsiasi parte la si guardi, questa vita che ci impongono sia la migliore in assoluto: forse le manca qualcosa. O forse le dobbiamo togliere più di qualcosa.
Condividi e VOTA questo articolo
BlogNews
1 commenti:
great text =)
please check out:
http://worldandeverything.blogspot.com/
thanks ;-)
Posta un commento